CONSORZIO TEVERINA

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CELLENO

Dal termine medievale cella, cavità, grotta deriverebbe il nome di Celleno, piccolo borgo che si affaccia sulla strada Teverina, dal suo sperone di roccia tufacea, a poco più di 300 metri sul livello del mare.La leggenda vorrebbe far derivare il nome di questa affascinante cittadina da Cyllenum, una delle Naiadi, le ninfe figlie di Nereo e Doride, che presiedevano alle acque dolci della Terra. Ma anche dal nome Cilena, una delle mitiche sorelle che Giove condannò a riempire una botte senza fondo con acqua marina. Infine, una terza ipotesi, guarda allo stemma cittadino, in cui compare Arpia in campo azzurro all’interno di uno scudo con lista su cui è compare la scritta “Keva Coniuv Apxaiume” (Cittadino Sposo delle Arpie). Si hanno notizie dell’uso di tale simbolo araldico fin dall’ 800, periodo in cui l’Arpia veniva intesa allegoricamente quale simbolo della Giustizia.Su questo colle che domina la valle del Tevere si ergeva l’antico centro, oggi disabitato a causa di lenti e continui cedimenti del terreno sottostante, fatto tipico delle terre di questa parte della Valle del Tevere.Era situato in un punto importante per il controllo della strada che collegava Montefiascone al Fiume Tevere.Celleno vecchio venne definitivamente abbandonato nel 1951, quando il consiglio comunale stabilì il trasferimento della popolazione nel nuovo centro, il cui progetto era stato realizzato dal Genio Civile di Viterbo. Il borgo antico è stato spettatore di un lento degrado e di una sistematica demolizione dei manufatti architettonici da parte egli stessi cellenesi, fatto che rende oggi difficile la ricostruzione della viabilità e della conformazione del Borgo medievale.Già esistente all’ inizio del XII secolo, Celleno faceva parte degli alleati della Chiesa: in questi anni la proprietà del castello era probabilmente dei Conti di Bagnoregio e comunque, per la sua posizione strategica, era appetibile anche ai feudatari circostanti.Coinvolta nel 1172 nella distruzione della vicina città di Ferento, vittima delle mire espansionistiche della ormai potentissima Viterbo, fu conquistata pochi anni dopo dalla città di Orvieto, nel corso delle lotte tra le due città che misero a ferro e fuoco la Valle del Tevere.Nel 1290, a seguito alla pesante sconfitta inflitta da Roma, la città di Viterbo dovette vendere i castelli di Celleno e Sipicciano ai Cardinali Giovanni Colonna e Benedetto Caetani, futuro Bonifacio VIII, per pagare il debito di guerra con la capitale.

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